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Hideo Kojima Storia

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Nel settore dei videogiochi abbiamo come il sentore che ci sia sempre un alone di mistero dietro le persone che impastano e rendono magnifiche le nostre esperienze. Questo accade molte volte, perché il software come molti altri servizi, è un lavoro fatto da tante persone, e nella maggior parte dei casi, si parla dei team. Sono rari i casi in cui si assegna un’opera ad un unico autore. Di solito, un libro può essere scritto da un unica persona, un cortometraggio. Ma opere grandi, come un film o un videogioco tripla A, hanno alle spalle team di professionisti che lavorano insieme per portarci il miglior contenuto possibile. Eppure nel media dei videogiochi si notano alcuni tratti distintivi, quelle firme autoriali che solo pochi riescono a dare. L’esempio più grande che abbiamo nel mondo dei videogiochi è Hideo Kojima.

Hideo Kojima è un Game Designer pluripremiato e apprezzato dalla critica internazionale, non sempre però positivamente, è una figura poliedrica, capace di portare all’ interno del nostro mondo, nuove idee, spunti di riflessione e temi importanti. Questo non sarà ne un saggio sulla vita di Kojima, ne vuole essere una biografia. Questo articolo vuole rappresentare al meglio quello che Kojima è, da dove nasce e dove il suo “genio” è arrivato fino ad ora. Ma anche dove ci porterà nel prossimo viaggio che ci troveremo ad affrontare.

Una mente brillante

Hideo Kojima nasce a Tokyo nel 1963. Da genitori appassionati di cinema, non poteva non nascere un bambino quasi prodigio, si appassiona fin da subito al cinema e alla letteratura. Dopo la morte del padre, insieme alla famiglia, viaggia di continuo, senza avere una dimora stabile. Tutta l’adolescenza la vive, in uno stato di confusione, la sua passione per l’arte e la creatività si fa sempre più viva. Vuole trasformare tutto questo in un lavoro, ma le norme sociali giapponesi, gli impongono di trovare un lavoro più stabile.

L’ Hideo Kojima del tempo, però, va lo stesso per la sua strada, e decide che è la sua vita deve essere vissuta a pieno. E deve trasformare le sue passioni, nel suo lavoro. Non solo per permettergli di vivere, ma per poter trasmettere a tutti, il suo modo di vedere l’’arte e la creatività. Così incomincia a scrivere delle storie, che vengono pubblicate su un magazine giapponese. Gli anni 80, sono però la vera svolta per Kojima.

Il mondo dei videogiochi entra nella sua vita, Super Mario Bros, è un successo in Giappone e cosi, un ancora giovane Hideo, decide che la sua vita dovrà essere dedicata a quel mondo. Non fu affatto facile, ma alla fine ce la fece. Ed entrò in una delle aziende, che gli ha regalato tante emozioni, lo ha reso quello che è, ma che alla fine è stata anche una delle sue più amare sconfitte.

La nascita di un capolavoro

Comincia cosi il lavoro di Kojima per Konami. Come ogni storia d’amore, i primi tempi saranno tutti rosa e fiori, il lavoro di Kojima per Konami, non si concentra soltanto ad essere un dipendente tra tanti. Ma le sue idee, daranno vita ad una delle opere che ancora tutt’oggi ha fatto si che il game designer, sia visto come un visionario dell’industria in cui lavora. Nel 1987, prende vita un progetto cosi grande, che lo stesso Kojima non lascerà più. Il primo Metal Gear, fu un successo eclatante, distribuito su MSX, fu accolto come uno dei migliori titoli mai usciti prima d’ora.

Le novità non erano sicuramente nel grafica, ma nei contenuti del titolo. Grazie alla sua passione per il cinema e per la letteratura, seppe creare un ambiente narrativo aldilà di ogni schema del tempo. Il titolo aveva un forte impatto spionistico. Difatti ancora oggi si pensa al titolo, come il capostipite del genere di spionaggio. Dato il forte impatto che ebbe il titolo, Konami, non perse l’occasione di chiedere a Kojima un sequel.

Ancora una volta con Metal Gear 2: Solid Snake, Kojima da sfogo al suo estro creativo, rendendo il titolo un capolavoro per la caratterizzazione dei personaggi e per la storia matura, che parla di armi nucleari e guerre civili. Per l’epoca infatti non era cosi scontato avere anche su MSX2 dei titoli che potessero affrontare temi così importanti. Anzi, in un videogioco non si era mai visto, qualcosa del genere. Tra lavori, minori ad avventure grafiche che ne sono susseguite, arrivano gli anni Playstation 1, e Kojima non può lasciarsi sfuggire l’occasione di mettere le mani su quella tecnologia in tre dimensioni che tanto lo affascina.

D’altronde si sa, Kojima è “un pazzo” farebbe di tutto per essere pioniere, e cosi fu. Nel 1998 nasce Metal Gear Solid, il primo capitolo di una saga, destinata a cambiare per sempre, il media, come lo conosciamo noi oggi. Il capitolo della saga MSX, debuttò su PS1, con il nome di Solid, proprio per i modelli dei personaggi e dell’ambiente 3D che veniva utilizzato all’interno del titolo.

Lo stesso Kojima ai tempi non capì, come questo titolo potesse aver avuto tutto questo successo. Perché il team che lavorò al progetto, non era minimamente preparato per affrontare un lavoro di questa entità. Inutile dire che questo è il titolo che ha innalzato Kojima al gran pubblico, ha permesso di aumentare il suo status,ad uno dei migliori game designer della storia dei videogiochi. Non solo per il lavoro svolto a livello ludico, ma anche per aver sempre cercato di inserire un messaggio sociale, all’ interno dei suoi titoli.

La rottura e un nuovo inizio

Fonte: NerdPlanet

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