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Aladdin La Recensione No Spoiler

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Parlare di un remake di un

classico Disney come Aladdin è

facile e difficile allo stesso tempo. Si potrebbe semplicemente fare appello

alla pancia e alla nostalgia per dirvi se questa nuova versione è riuscita nel

suo intento di riconquistarci con le sue Notti

d’oriente. Oppure potremmo appellarci alla testa e proporre un confronto su

quali siano gli elementi trasposti meglio e cosa invece non è andato e continuare

a farci domande sul continuo riutilizzo di personaggi che sono già ben assodati

nell’immaginario collettivo, rischiando di incorrere quindi nelle ire di

generazioni di fan severi pronti a criticare ogni minimo cambiamento dall’originale.

La verità però è che ormai i live action dei Classici Disney sono sdoganati. Non più un esperimento ma

un vero e proprio franchise che ha dato un volto hollywoodiano odierno a icone

dell’animazione. Uno spettacolo già visto forse ma che comunque in alcune

occasioni è riuscito a incantare anche i più adulti e disillusi che hanno

lasciato le fiabe Disney nel cassetto dei ricordi della propria infanzia.

Con Aladdin l’operazione era un

po’ più complessa. Vuoi per il periodo di uscita, in mezzo tra il distruggi

record Endgame e l’altrettanto atteso Re Leone, vuoi per una

campagna promozionale del film incentrata sulla figura del nuovo Genio di Will Smith e che ha suscitato

non poche perplessità per la sua resa.

Guy Ritchie e un cast da mille e una notte

Per ridare vita alla magia di Aladdin, Walt Disney ha deciso di mettere dietro la macchina da presa Guy Ritchie (Sherlock Holmes, Operazione U.N.C.L.E), regista che con Sherlock Holmes e il suo ultimo King Arthur aveva provato l’operazione di prendere dei classici della letteratura e trasporli al cinema in chiave popolare grazie al suo stile che alterna movimenti veloci a slowmo. E la scelta della Major di affidargli questa opera sembra essere adatta: senza strafare né cercare nulla di eccessivamente complesso, lo stile di Ritchie si adatta benissimo al Genio di Will Smith e soprattutto ad Aladdin, adorabile furfante di Agrabah che fugge facendo parkour tra i tetti della città. Quello che fa in questo filmil regista è enfatizzare il lato musical dell’originale e muovere il set al seguito degli attori quasi fosse un palcoscenico che nel corso degli atti della piece cambia pelle al proseguire della storia.

E se la regia è azzeccata lo stesso

si può dire per gran parte del cast. Mena

Massoud (Jack Ryan – L’iniziazione)è un Aladdin che rispecchia più che

fedelmente l’alter ego animato. Quel diamante allo stato grezzo tanto invocato

dalla Caverna delle Meraviglie che viene

conquistato così come tutti noi spettatori dalla vera meraviglia che è Naomi Scott (Power Rangers). La sua Jasmine è bellissima e si prende la scena

staccandosi dalla sua controparte animata e mostrandoci una principessa moderna,

che vuole scegliere liberamente come vivere la propria vita.

La nota negativa del cast riguarda

Jafar. Marwan Kenzari (Assassinio sull’Orient Express) non

sembra trovarsi tanto nella parte del viscido e arrivista Visir di palazzo

reale ossessionato dal potere. E a causa di ciò ne risentono le sequenze finali,

che si chiudono in fretta e nel nulla senza farci provare un minimo di tensione

per quanto sta accadendo.

Anonimo il sultano di Navid

Negahban (Homeland: Caccia alla Spia), non fosse per il lavoro come sempre

magistrale che fa Gigi Proietti nella

versione italiana. Anche in questa parte minore un attore del suo calibro

riesce nel compito di interpretare al meglio il ruolo del padre della

principessa e al solo sentire il suo timbro i non più giovani cresciuti con il

suo Genio non potranno che fare un tuffo indietro nel tempo.

E infine arriviamo a lui, il Genio di Will Smith. Bistrattato in ogni trailer e da subito etichettato come non riuscito. Raggiungere il livello di Robin Williams (e di Proietti da noi) era difficile se non impossibile. All’epoca Williams esagerò il più possibile attingendo da tutto il repertorio di personaggi televisivi e cinematografici di fine anni 90, usando la sua grande abilità di imitatore per costruire un personaggio incredibilmente sfaccettato, dotato di incredibili poteri cosmici e di una grande personalità… in un minuscolo spazio vitale. Will Smith non avrebbe mai potuto fare ciò, se non imitando sé stesso. Il suo Genio prende quindi spunto dal suo intramontabile principe di Bel Air (e in alcuni momenti anche da Hitch) per essere sopra le righe quanto basta per essere comunque apprezzabile e portando avanti il rapporto di amicizia con Aladdin senza sovrastare il vero protagonista del film.

Fedele all’originale

Chiusa la parentesi cast diciamo

qualcosa sulla trama. Il film segue pedissequamente la storia del 1992, non

fosse per il cambiamento della già menzionata Jasmine e l’inserimento di un

personaggio vicino alla principessa, che da spalla comunque non va a inficiare

nella qualità della storia e anzi è una piacevole aggiunta.

In presenza dei live action di uno dei Classici Disney poi per il pubblico la prova del nove rimane sempre quella delle musiche. La paura di variazioni degli storici brani dei film che ci hanno cresciuto e che conosciamo a memoria è sempre tanta, ma Aladdin rimane fedele alla sua linea anche in questo e, seppur adattandoli in minima parte allungando i testi o giocando con le basi, le canzoni storiche restano quelle e in sala è un piacere tornare a cantarle. Un plauso anche a Naomi Rivieccio, che presta la sua voce nell’interpretazione de Il mondo è mio.

Promosse anche le storiche spalle

comiche del film. Nulla da dire su Abu,

ironico nella sua acidità Iago, nella

versione originale doppiato da Alan Tudyk (Rogue

One- A Star Wars Story) mentre nella versione italiana è stato affidato al

suo doppiatore originale Fabrizio Mazzotta. Fantastico per finire anche il tappeto volante, che senza parlare si

prende la scena.

In conclusione possiamo dire che

l’Aladdin di Guy Ritchie fa il suo lavoro e riesce ad essere godibile, pur non

riuscendo ad eguagliare le atmosfere sopra le righe dell’originale. Il Genio di

Will Smith è valido, ma la vera star che rimane impressa nelle menti di noi

spettatori all’uscita dalla sala è la

bellissima Naomi Scott che con la sua Jasmine riscrive il personaggio e si

prende tutti gli applausi.

Aladdin

7.1

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