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Stranger Things 3, Recensione: tra spionaggio, mostri e gelati

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Finalmente, dopo due anni di attesa dall’uscita della seconda stagione, possiamo fare ritorno nella paranormale cittadina di Hawkins con la terza stagione di Stranger Things. Poco meno di un anno dopo le vicende di Stranger Things 2, ci ritroviamo ancora una volta a seguire le avventure di Undici e i suoi compagni, questa volta con molto più interesse rispetto alla stagione precedente. Infatti, possiamo confermare che con questa nuova stagione i fratelli Duffer sono davvero riusciti a creare un universo narrativo solido e unico, facendo di questa serie un capolavoro tra le produzioni Netflix. Infatti, grazie alla loro straordinaria bravura, gli scenari e i personaggi introdotti in questa stagione si sono perfettamente inseriti in una trama già abbastanza fitta. In più, non riuscirete a non amare i nuovi personaggi del cast, siano essi buoni o cattivi.

È tempo di crescere

Come ricorderete dalla stagione precedente, le avventure che hanno visto coinvolti i giovani ragazzi hanno creato delle relazioni forti, tanto da creare alcune giovani coppie: Mike e Undi e Max e Lucas fanno coppia fissa, hanno scoperto l’amore e stanno entrando nel mondo degli adulti. A soffrirne però è Will, ancora in difficoltà dalle recenti vicende che lo hanno visto protagonista nella seconda stagione, in cui è stato preda del Mind Flayer. Allo stesso modo il simpatico Dustin che, nonostante abbia approfondito la sua amicizia con Suzie, la lontananza dalla ragazzina lo fa sentire isolato dalle altre coppiette. Nancy e Jonathan cercano invece di farsi strada nel mondo del giornalismo grazie a un impiego presso l’Hawkins Post, il giornale locale. Hopper si ritrova a fare il padre per Undi facendosi aiutare da Joyce nel tenere a bada la sua gelosia verso Mike. Steve è invece impiegato presso una gelateria dello Starcourt, nuovo centro commerciale che sarà al centro delle vicende di questa nuova stagione. E con lui troviamo la new entry Robin, interpretata da Maya Hawke, figlia degli attori Uma Thurman e Ethan Hawke, che si ritroverà coinvolta nelle vicende paranormali della serie.

In questi nuovi 8 episodi assistiamo quindi alla maturazione non solo dei protagonisti, ma della serie stessa che ai soliti siparietti divertenti aggiunge alcune note più cupe e a tratti horror. Infatti i nostri eroi si ritroveranno coinvolti in una battaglia molto più complessa rispetto alle precedenti, in un’esperienza che li segnerà per il resto della vita. È quindi il tema della crescita che fa da sfondo alla trama di questa terza stagione, con tutte le difficoltà che essa comporta. Esempio lampante di questa crescita sarà Billy, che la fa da padrone in questa stagione.

Un nemico su più fronti

Questa volta, la cittadina di Hawkins è presa di mira su due fronti: da una parte troviamo i sovietici che tentano di riaprire il portale chiuso da Undici per liberare il Mind Flayer, dall’altra il mostro stesso che, uscito fuori dal corpo di Will, ha poi preso di mira altri esseri umani per accrescere il suo potere. In questo modo, nessuno dei protagonisti viene lasciato in secondo piano e tutti collaborano per sconfiggere i cattivi. Con una battaglia su due fronti infatti è inevitabile che si creino due gruppi distinti, ma questo necessario sviluppo di trama ha portato alla creazione di nuove e amatissime coppie, più di ogni altra i simpaticissimi Dustin e Steve. Inoltre, in questo modo è stato dato spazio a personaggi secondari che fino a quel momento avevano ricoperto ruoli da spalla.

Pro e contro della terza stagione di Stranger Things

Tirando le somme, questa terza stagione di Stranger Things tiene il ritmo della narrazione alto tanto da tenerci incollati allo schermo. E soprattutto, il finale ci lascia forti indizi su quella che sarà la futura quarta stagione, che già non vediamo l’ora di vedere. Nel complesso, la maturazione della serie, sia per quanto riguarda la crescita dei personaggi che per le note horror che acquisisce, danno un valore aggiunto, anche se per i più sensibili il passaggio a scene più cruente potrebbe essere poco apprezzato. Si riconferma vincente lo stile vintage della serie: tutti amano gli anni ‘80.

Voto: 8.5

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