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Spider Man 2099 1 La Recensione

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Redazionehttp://www.poplive.it
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Tra le peculiarità dell’universo Marvel troviamo sicuramente la presenza di universi alternativi, linee temporali distopiche e chi più ne ha più ne metta. A inizio anni 2000 Marvel vide il grande fenomeno editoriale dell’universo Ultimate, ma prima di questo esperimento vi fu, a inizio anni ’90, la nascita di quello che venne presentato come il futuro ufficiale della Casa delle Idee: il mondo del 2099, guidato dall’apripista Spider-Man 2099. Approfittando di un ritorno in auge del brand (a seguito di una saga che vedremo in questi mesi su L’Uomo Ragno) Panini ha approfittato per varare la 2099 Collection, collana che si propone di riproporre al pubblico le grandi storie di quell’epoca. Si parte così con questo primo numero, contenente i dieci capitoli iniziali delle avventure di Miguel O’Hara, Spider-Man 2099!

Per comprendere pienamente lo spirito delle testate 2099 dobbiamo necessariamente contestualizzare il tutto all’interno del periodo: i primi anni ’90 hanno infatti visto un forte fiorire di atmosfere cyberpunk, basti pensare che in quegli anni era tornato, dopo sette anni dal primo capitolo, Terminator, con l’iconico secondo capitolo. Il mondo del 2099 prende a piene mani da questo immaginario, generando un mondo in cui le grandi aziende hanno preso il potere, sostituendosi al concetto di stato, mentre la New York classica ormai è un covo di reietti, con l’elite che vive in alto, in una città volante chiamata Nueva York. Gli eroi che conosciamo? Ormai solo un ricordo, legati alle leggende di quella che viene chiamata Età degli Eroi”, così noti da aver generato dei veri e propri culti legati a queste figure.

Miguel O’Hara è un giovane scienziato, totalmente differente da Peter Parker: sicuro di sé, arrogante, decisamente figlio di una cultura differente, e con valori diversi da quelli del classico Uomo Ragno. A causa di un esperimento si ritrova con il suo DNA fuso al 50% con quello di un ragno, e suo malgrado inizia, in maniera piuttosto reticente, una carriera di eroe (a cui tra l’altro vorrebbe mettere fine, invertendo l’esperimento). Il fascino della storia di Miguel è proprio in questa sua umanità che lo rende meno perfetto del grande ideale morale rappresentato da Peter Parker: il classico Uomo Ragno, a fronte del noto trauma della morte dello zio Ben, non presenta particolari dubbi morali, rendendolo davvero speciale e unico. Miguel, in un mondo costruito su altri valori, riesce invece a essere rappresentato come un uomo che dubbi ne ha, con delle scelte da fare che sembrano tutt’altro che obbligate.

Peter David, sceneggiatore di questa serie, all’epoca era davvero ai suoi massimi (negli stessi anni stava scrivendo il suo celebre ciclo su Hulk), e costruisce una storia intrigante, complessa, in un world-building notevole. Non deve infatti costruire solamente un personaggio, ma anche tutto il mondo che gli si muove intorno, rendendolo comprensibile e accessibile. Una doppia linea narrativa quindi, portata avanti in parallelo: da un lato ci viene mostrata la vita del personaggio, dall’altra il complesso mostrarsi di una società differente e distopica.

Fonte: NerdPlanet

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